† SEBASTIANO

Arcivescovo dei Cattolici di Atene

Amministratore Apostolico dell’Arciepiscopato Cattolico di Rodi

 

 

 

Ai fedeli delle diocesi ecclesiastiche di Atene e Rodi

N° 16                                                                                                Atene, Febbraio 2017

 

Siamo la luce del mondo?

 

            Il 2 febbraio si festeggia la Presentazione al Tempio del Signore, cioè l’incontro con chi lo aspettava, chi attendeva la venuta del Salvatore. Quando Gesù era neonato di 40 giorni, i suoi genitori lo portarono al tempio di Gerusalemme per presentarlo a Dio, come previsto dalla legge religiosa. In quel luogo, incontrò gli anziani Simeone e Anna che lo attendevano. Questo evento si festeggia, non per attendere la venuta di Cristo per la prima volta, ma in attesa del suo ritorno che porrà fine alla storia terrestre per cominciare una storia eterna.

E quanti di noi ci siamo recati in chiesa quel giorno, abbiamo celebrato il rituale con ceri accesi, cantando a Cristo con le parole di Simeone: “sei la luce che illumina i popoli”. Vuol dire che: “Tu, Gesù, hai illuminato un tempo i popoli che non conoscevano il vero Dio, ora illumina anche me: sei la mia luce!”. Possiamo dire, come Simeone: “ora potrei morire con soddisfazione, perché mi hai fatto conoscere il significato della mia vita, dopo avermi svelato lo scopo della mia vita: vivere una vita di felicità eterna vicino a Dio”.

Com’è possibile ora e prima non lo era, prima non si poteva vivere in eterno con Dio, mentre ora si può con Cristo? Ci risponde la lettera agli Ebrei: “Gesù, da figlio di Dio è diventato uomo per eliminare il diavolo che ci domina con la morte. Ma com’è riuscito Gesù ad eliminare il potere del diavolo? Perché non ha ceduto al peccato della disubbidienza verso Dio, come cediamo noi, e per questo motivo non è rimasto in balia del potere della morte fisica e quindi è resuscitato. Ha sconfitto la nostra morte spirituale (il peccato) e fisica (della tomba). Ed ora, noi che crediamo e siamo battezzati, ci siamo liberati da questa schiavitù. Senza la fede, saremmo vissuti da schiavi per tutta la nostra vita, incapaci di realizzare il volere di Dio. Perché? Perchè in ogni nostra azione, saremmo presi dal timore di soffrire, di patire le privazioni, sostanzialmente avremmo paura della morte, perché non esiste speranza nel dolore e nella morte. Ora, però, che Cristo è risorto, non siamo schiavi della paura della morte e schiavi del peccato. Siamo liberi! Non temiamo più la morte, perché con la fede siamo certi della nostra resurrezione e della vita eterna che seguirà”.

Ciò è quanto l’apostolo scrisse ai cristiani dell’epoca, perché così si sentivano. Ma in verità, noi come ci sentiamo oggi? Abbiamo la forza, la convinzione, l’entusiasmo di dichiarare la stessa incrollabile fede? Ci siamo liberati dalla paura della morte e fino a che punto? Cos’è la morte? La morte non è ciò che ci conduce nella tomba, ma è soprattutto ciò che ci fa soffrire, è l’incertezza, la privazione, l’offesa del nostro egoismo, l’ingiustizia, l’umiliazione. Tutte queste morti quotidiane, spesso, sono peggiori della stessa morte. Per questo motivo, quando si soffre, ci si ribella e si risponde con il male al male, o anche si arriva ad un compromesso con la nostra morale, violando il volere di Dio, che diciamo di voler osservare per sempre. Ecco il timore della morte, che ancora ci tiene schiavi, come ci disse l’apostolo.

Tuttavia, Cristo, ci disse il profeta, è venuto per cambiarci, è venuto come uno sbiancante nel bucato, come il fuoco che pulisce i metalli, è venuto a purificarci, a renderci puri, per rendere la nostra vita quotidiana come un sacrificio che piaccia a Dio, per poter piacere a Dio ogni giorno!

Fratelli miei, noi constatiamo purtroppo quanto ci è stato detto dal Papa Giovanni Paolo II, e cioè che viviamo spesso un divorzio tra la fede e la nostra vita quotidiana: per molti, la fede non influenza la loro vita, non la modifica. Inoltre, Papa Francesco ci ha detto: “durante gli ultimi decenni, tra il popolo cattolico, si è presentata un’interruzione nella trasmissione “generazionale” della fede cristiana” (La gioia del Vangelo 70).

Ciò significa che Cristo è venuto come la luce, per illuminarci, ma noi non siamo LUCE, non attiriamo gli altri nella fede, neanche i nostri figli. La trasmissione della fede si interrompe. Il che vuol dire anche che la Messa domenicale, pur essendo essenziale nella vita del cristiano, attualmente non è sufficiente per convertire il battezzato. È necessario quanto ci dice costantemente la Chiesa: ripristinare il catechismo per gli adulti. I bambini sono catechizzati, ma gli adulti che hanno la missione di testimoniare la fede non sono catechizzati ed ecco che durante gli ultimi decenni non trasmettiamo la fede alla generazione successiva!

  † Sebastiano

   Arcivescovo