Risposta con conclusioni all'articolo

di Gialnuigi Paragone sul Libero

La provocazione di Gianluigi Paragone “Liberateci dei parlamentari eletti all’estero” merita una seria riflessione.  Come in ogni ragionamento complesso è forse il caso di scomporre l’argomentazione di Paragone e rispondere punto su punto al suo articolo pubblicato da Libero.

 

L’ articolo si chiude e si apre con la trita e triste polemicuccia contro la scarsa produttività e visibilità dei parlamentari eletti all’estero.

 

Scrive Paragone che il voto degli Italiani all’estero è stato spesso fonte di dubbi, di gialli, di strani movimenti. Se ci fermassimo a questo la conclusione dovrebbe essere, può solo essere: miglioriamo le procedure, aumentiamo i controlli, pretendiamo trasparenza in modo da dissipare ogni tipo di dubbi sulla correttezza delle procedure. Ma Paragone evita accuratamente questa naturale e ragionevole conclusione. E invece procede con sprezzo del pericolo nella seconda delle sue premesse. Il sistema è “incasinato”, ma soprattutto “le esigenze degli Italiani all’estero sono secondarie rispetto ai problemi del Paese”. L’impegno dovrebbe essere, sempre secondo l’autore, “evitare che tanta gente emigri”. Anche in questo caso le connessioni logiche di Paragone sono ardite e curiose. Mentre, supponiamo, le nostre istituzioni inventano soluzioni per rendere meno arduo rimanere nel Bel Paese, abbandoniamo coloro che l’hanno già lasciato al loro destino. Siccome non siamo stati in grado di trattenerli, evitiamo di perder tempo ad ascoltare le loro esigenze, le loro ragioni, evitiamo di dar loro voce e rappresentanza.  Il nostro fiero e battagliero articolista non si ferma nemmeno qui. Dice che in fondo i dati dimostrano che gli Italiani all’estero non vanno a votare in massa, c’è scarsa partecipazione. E, in effetti, la democrazia e i diritti democratici si difendono e tutelano in base ai numeri. Il patto sociale, la tutela costituzionale reggono o cadono a seconda di numeri e percentuali. Un interessante e fantasioso punto di vista, ma imbarazzante per qualsiasi democratico. “Se ne faranno una ragione persino al di là dei confini”. Su questo, Paragone si sbaglia di grosso.  Non ce ne faremo una ragione. 

 

Le comunità tutte, e soprattutto le comunità all'estero, hanno bisogno di rappresentanza. Hanno estremo bisogno di rappresentanza. Per tenere vivo il legame con il proprio Paese d'origine. Per far fronte alle difficoltà quotidiana che il vivere lontano dal proprio territorio d'origine implica. Potremmo persino rovesciare l'argomentazione di Paragone: proprio perché viviamo in tempo di crisi, proprio perché da alcuni anni è ripartito massicciamente il flusso di emigrazione dall'Italia, abbiamo più necessità che in passato di vederci rappresentati. Le nostre comunità, nonostante mile difficoltà, onorano e difendono l'immagine del nostro Paese all'estero. E' necessario che trovino ascolto dentro ogni Istituzione nazionale. A partire dal Parlamento. Cancellarci, cancellare la nostra rappresentanza, significa nascondere sotto il tappeto la polvere del problema emigrazione (a qualunque fase storica essa appartenga). Dobbiamo invece aumentare il nostro peso. Organizzarci di più, coordinarci di più, far pressione sui parlamentari che sono eletti nella circoscrizione estero perché le nostre richieste siano ascoltate. Cogliamo questo messaggio dall'articolo di Paragone: la prossima legislatura conoscerà una fioritura di provvedimenti che vengono dal basso, dalle nostre comunità e di cui chiederemo ai nostri eletti di farsi portavoce

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